Stiamo ormai progressivamente imparando a conoscere che lo stile di vita e l’alimentazione incidono sicuramente su quello che è lo sviluppo o meno di alcune patologie. Alcuni ricercatori hanno iniziato a chiedersi come mai in alcuni paesi certi tipi di malattie siano inesistenti o comunque molto rare.

Sappiamo che le neoplasie sono malattie che affliggono il mondo occidentale, che due uomini su tre ed una donna su tre hanno una buona probabilità di ammalasi di un tumore. Si è osservato invece che in India il tumore alla prostata è piuttosto raro e ci si è chiesto perché.

Cosa differenzia il mondo occidentale da quello indiano?
Sicuramente il tipo di alimentazione e le abitudini alimentari hanno un peso importante in tale differenziazione.

Tra le peculiarità alimentari, quella che ha attirato l’attenzione degli studiosi è la Curcuma , una spezia largamente usata in India, che progressivamente stiamo imparando a conoscere anche noi occidentali.

Per ora l’utilizzo che ne facciamo è prettamente alimentare ma i lavori scientifici pubblicati stanno facendo emergere che tale spezia porta grandi benefici alla nostra salute, al punto da essere utilizzata, oltre che a scopo nutrizionale, anche a scopo terapeutico.

Vediamo quindi cosa si è scoperto.

L’azione anti infiammatoria della curcuma è sicuramente una delle più studiate e promettenti, la comparazione della sua efficacia è stata posta in alcuni studi con l’Ibuprofene, un farmaco molto diffuso ed utilizzato nelle nostre farmacie.
Sicuramente la sua azione trova un ottimo campo di applicazione nel dolore cronico, per esempio nel trattamento a lungo termine delle forme artrosiche.
Uno degli studi effettuati ha interessato un numero di pazienti con dolore artrosico cronico al ginocchio, ottenendo un miglioramento della sintomatologia dolorosa dopo almeno 6 settimane di trattamento, alcune case farmaceutiche, attive nel mondo degli integratori, propongono la Curcuma in associazione o da sola proprio come supporto alla cura del dolore nelle forme di flogosi articolare.

Altra azione molto importante è la capacità di agire a livello neurologico e vascolare, determinando un fattore di protezione e prevenzione contro le malattie neuro degenerative che colpiscono la nostra terza età (non è la cura dell’Alzheimer, ma può svolgere in prevenzione un ruolo protettivo importante), verosimilmente in relazione al potere anti infiammatorio ed al potere anti ossidante che ha la Curcuma, così come alcuni studi hanno messo in evidenza l’azione terapeutica della stessa nel ridurre il rischio di evento primario o di recidiva delle malattie cardio vascolari.

L’azione anti tumorale è certamente quella più studiata ed è quella che forse affascina di più e ci rende più sensibili all’argomento, visto che ognuno di noi è particolarmente timoroso di doversi confrontare con questa malattia.
Gli studiosi infatti hanno messo in relazione l’abbondante utilizzo della Curcuma nella società indiana con la pressoché totale assenza di certi tipi di tumore, dando quindi alla spezia una forte valenza anti tumorale, al punto che in India l’incidenza di alcuni tumori è 10 volte minore rispetto all’Europa.
Sembra che la curcuma agevoli il meccanismo naturale usato dal nostro organismo per sbarazzarsi delle cellule che si sviluppano e si riproducono in modo incontrollato (apoptosi).
Nell’ambito dell’oncologia il suo utilizzo può trovare un impiego anche nella prevenzione dei disturbi collaterali della chemio terapia. Alcuni studiosi ritengono che in un prossimo futuro la curcuma e la curcumina potranno entrare in protocolli terapeutici per la cura di tumori.

Fin qui tutto bene, l’unico problema è che per avere tali effetti sia necessario assumerne in grandi quantità, in considerazione del fatto che normalmente tale Spezia non viene assorbita con facilità e che rapidamente viene eliminata. Pertanto la sua scarsa bio disponibilità sembra essere il suo limite. La medicina e la farmacologia sembrano però, con adeguati avanzamenti tecnologici, in alcuni casi coperti da brevetto, aver migliorato nettamente l’assorbimento della sostanza arrivando all’assunzione raccomandata dagli esperti.

Dr. Massimo Mandelli
Spec. Malattie del Fegato e del Ricambio

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